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LE "CARTE DELL'ORDINE" NELLA POST-MODERNITÀ
Eide Spedicato Iengo
1. Pochi concetti, come quello di regola, sono carichi di teoria e di storia, di riflessioni e di mediazioni, di rappresentazioni simboliche e di interpretazioni, di valutazioni e di giudizi plurali. Pochi termini sono legati ad un passato immemoriale e si sono proposti in veste di vocabolo-mito, prismatico, doppio, sfaccettato, ora segnalatore di categorie assolute e realtà reificate, ora propositore di cambiamenti e trasformazioni.
Ma, perché le regole? Quale la loro funzione? La risposta è insieme semplice e scontata, complessa e dilemmatica. Scontata e semplice, perché le regole definiscono il quadro delle opportunità e dei limiti per le azioni individuali e collettive, richiamano alla necessità di un dovere comune, accompagnano il passaggio da uno stato di disordine a uno di ordine; e dilemmatica e complessa perché segnalano la realtà di spazi eterogenei e intrecci di bisogni e di obiettivi che non possono contare su una unità data una volta per tutte e per tutti.
Se accettiamo come valida questa definizione, discende che le regole delimitano una realtà-ragnatela tanto incompatibile per definizioni formali e unitarie, quanto legata agli scenari sociali cui si riferisce. Così se il terreno - pieno di fenditure, di incertezze, di ambiguità - su cui poggia il sistema delle regole nella post-modernità, imbroglia il piano delle rappresentazioni e delle valutazioni intorno a ciò che è giusto o ingiusto, corretto o scorretto, civile o incivile; quello che costituiva il tessuto connettivo delle società pre-moderne (più organiche, stabili, compatte sul piano delle scelte valoriali e delle prassi) orientava in direzione di valutazioni più unitarie e lineari, meno suscettibili per formulazioni e giudizi plurali.
2. Gli estensori dei Capitoli Municipali dell'Università di Villamagna del 1511 avevano ben chiaro che la "salute" sociale della loro comunità doveva poggiare su misure che garantissero il rispetto delle norme e il ripristino nell'ordine dei comportamenti individuali o collettivi dissonanti. Di qui una cartografia puntigliosa del binomio ordine-disordine e la definizione di un'esigenza normativa orientata a far condividere (per usare termini più moderni) standard di prestazioni, ossia criteri e norme da rispettare per non incorrere in sanzioni.
Tuttavia, a quanto raccontano quelle carte, sottomettere il disordine e normalizzare l'ambiente di quel piccolo municipio non era, verosimilmente, operazione semplice. L'inventario dei precetti e delle sanzioni mette, infatti, in evidenza la realtà di un microcosmo diseguale 1, scomposto nei suoi gesti e nel suo linguaggio, disattento nei riguardi del suo spazio, in cui frange di esclusi, di marginali, di affamati (che, verosimilmente, incorrevano nelle sanzioni della legge per soddisfare bisogni elementari) si accompagnavano a pochi privilegiati. E ancora: disegna un ambiente abusato e strattonato dall'incuria dei luoghi e delle risorse; segnato da arsenali espressivi che non rifuggivano dall'uso di ingiurie e risse di piazza; marcato da trasgressioni dettate dalla povertà e dal bisogno; timbrato da noncuranza nei confronti della comunità di appartenenza.
Per esempio, il divieto di fare "zuzzura dentro la Terra" di Villamagna, o di appropriarsi dell'acqua della cisterna municipale, o di danneggiare le fonti o i terreni privati con l'attraversamento di animali, o di menare impropriamente animali al pascolo, o di "cogliere uva nelle vigne d'altri" o "cirescia", "ficora", "agli, cepolle, porri", "cococcie", "melangole", o di "ricogliere ghiande" o tagliare "cerqui", "sterponi" o alberi "non fruttiferi", o di macinare il grano "li giorni delle feste", o di bestemmiare, o di "fare tumulto in Piazza", così come il minuzioso elenco di disposizioni relative al governo e alla "cura dello pane" e "dell'oglio", alla vendita del vino, del "pescie", della carne, alla gestione delle taverne, alla conduzione dei molini, all'amministrazione della municipalità e della giustizia, precisano il piano delle sanzioni che sarebbero seguite alle azioni "scostumate" e alle pratiche turbative dell'ordine sociale e, nel contempo, danno conto di una realtà che non era in grado di assicurare l'equilibrio fra le opzioni dei singoli e le esigenze collettive.
Non sappiamo, ovviamente, se e quale successo abbiano ottenuto i Capitoli Municipali di quella Università e, soprattutto, se le norme proposte siano riuscite a produrre un comune sentire e un comune dovere. Possiamo, però, affermare - con una qualche sicurezza - che il "codice" di quel piccolo municipio (impegnato a disciplinare i limiti delle azioni e dei comportamenti di chi abitava o transitava nel suo territorio) si offre in veste di trattatello emblematico sul ruolo delle regole e, quindi, sull'esercizio della libertà che, in quella contrada e ai quei tempi, è lecito supporre venisse intesa in modo "molto personale ed autonomo". Diversamente, non sarebbe stato dato così ampio spazio al rapporto tra un agente e la sua azione; né sottolineato l'aspetto di obbligazione a seguire la norma; né sarebbero stati certosinamente dettagliati i capitoli delle prassi da seguire o da evitare.
3. "Le difficoltà più serie di un uomo cominciano quando egli è libero di fare ciò che vuole". Dobbiamo questa arguta osservazione a Thomas H. Huxley, il quale chiariva che è più impegnativo esercitare la libertà che conquistarla. Ovvero, e detto in altro modo, la libertà non poggia sulla mera assenza di costrizioni, di condizionamenti, di norme; ma, all'opposto, è un contenitore di azioni degne, di scelte maturate, di assunzioni di responsabilità. La libertà vera, insomma, non consiste tanto nel fare ciò che si vuole, quanto - piuttosto - nel volere ciò che si fa, motivandolo e mostrandosi coerenti anche quando l'effetto è gravoso o penalizzante.
Nessuna società può prescindere da un sistema di regole. Queste ne legittimano l'esistenza e ne definiscono l'identità; disciplinano scambi e condotte; aiutano a valutare la portata delle azioni; sono il segno di un progetto che vuole sollecitare forme di reciprocità; costituiscono l'espressione della convivenza societaria; rappresentano la rete di protezione e di sicurezza contro la confusione, la prepotenza, l'arbitrio. E ancora: fanno riflettere circa la legittimità delle azioni che si compiono e sono l'espressione concreta della buona disposizione verso gli altri secondo un principio di parità. Si pensi, per esempio, al problema della tutela della sicurezza. Una società civile che teme per la propria sicurezza si chiude a riccio ed esprime il peggio di sé. Una società civile, che si sente garantita su questo piano, si apre generosamente agli altri.
Tuttavia, la presenza di norme e precetti non difende dalle dissidenze, dalle alterazioni, dalle biforcazioni, dalle sfasature di continuità. L'ordine sociale designa una condizione di stabilità relativa, mai assoluta e definitiva, continuamente insidiata dalle tensioni del disordine. Questo - per dirla con Georges Balandier 2 - è sempre in azione e porta con sé il segno dell'insicurezza e della vulnerabilità. Qualsiasi società costituisce, pertanto, un ordine approssimativo e costantemente minacciato, e corrisponde ad una costruzione di apparenze e di rappresentazioni in cui le regole possono svolgere un ruolo più o meno incisivo e geometrico a seconda della collettività cui appartengono. Accade, così, che se in una società prescrittiva assumono una funzione più obbligante e impositiva; in una società più flessibile, inquieta, complessa, disponibile ai giochi delle circostanze e alle suggestioni della moda, come l'attuale, le regole si mostrano in veste più adattabile a rivisitazioni e aggiustamenti.
La complessità sociale, infatti, nello smobilitare i grandi movimenti di orientamento ideale; nel mettere in crisi i concetti chiusi e chiari; nel promuovere gli scenari di nomadismo culturale; nell'opacizzare i fattori di regolazione storicamente riconducibili al sistema sociale; nell'elogiare la destoricizzazione dell'esperienza; nel rendere evanescenti i concetti di certezza, di uniformità, di consenso, di radicamento proiettano il significato delle "regole" su uno sfondo di indeterminatezza e di problematicità accentuando, ulteriormente, la loro specificità di concetto flessibile.
È fin troppo ovvio, pertanto, che queste (se intese come formule rigide) non possono che vivere una vita difficile in una società discontinua, liquida, frammentata come quella che la contemporaneità sperimenta in Occidente. Una società in cui il molteplice prevale sul singolare e l'aleatorio sul determinato; in cui il sistema sociale è sempre meno stabile e strutturato nelle sue articolazioni e sempre più soggetto a trasformazioni permanenti; in cui il soggetto è spaesato e privato dei riferimenti essenziali alla costruzione della propria biografia e del proprio progetto di vita. A proposito dell'individuo post-moderno, va rammentato che questi è un Io decisamente più libero nelle sue decisioni a fronte del passato. Svincolato da vincoli e da legami grazie alla decostruzione e alla lacerazione di quelle che, per esempio, Ralph Dahrendorf chiama "legature", ossia le appartenenze che connettono l'individuo al suo ambiente, è innegabilmente anche più autonomo. Ma è anche più provvisorio. La sua è una vita "alla carta", che fa perdere il sistema di sicurezze e accrescere l'eventualità di sperimentare situazioni erratiche, instabili, incerte, vulnerabili.
Perciò, è indispensabile ricomporre l'equilibrio fra le opzioni che la società complessa propone al singolo e i suoi ambiti di appartenenza; attivare meccanismi di comprensione intersoggettiva; sottolineare la necessità di sintesi collettive che spostino il centro di percezione e di riscontro dalle motivazioni individualistiche alle motivazioni accomunanti, passando da una visione egocentrica ad una visione concentrica; chiarire il ruolo e la funzione delle regole.
Perciò, è necessario essere consapevoli del fatto che quanto più una società comporta antagonismi, disordini, conflitti, tanto più deve compensare questa sua fragilità strutturale attraverso un sistema di norme che non temano rivisitazioni e revisioni. È questa la garanzia alla fragilità della complessità: l'autorigenerazione permanente della complessità stessa. Se si vuole essere liberi, bisogna essere disponibili a correre i rischi della libertà. Le società oppressive sono quelle che non accettano di correre alcun rischio e quelle in cui, naturalmente, non si pone la querelle delle regole. Ma per questo esse corrono, al limite, il rischio della loro dissoluzione.
4. "Essere liberi non equivale a ‘non credere in niente'. Essere liberi significa credere in molte cose insieme: troppe, perché la coscienza possa essere sopita e l'obbedienza resa cieca. Significa renderci conto che le credenze, le nostre e le altrui, sono troppe per consentirci un atteggiamento noncurante quando arriva il momento di una scelta responsabile; significa anche sapere che niente e nessuno può liberarci dalla responsabilità per le conseguenze della scelta. E, una volta compiuta la scelta, il problema non è ancora risolto una volta per tutte, per cui non è il caso di allentare la vigilanza e mettere a riposo la propria coscienza" 3.
Questa affermazione di Zygmunt Bauman chiarisce che "la coscienza e la responsabilità si fanno sentire solo nella discordanza di melodie dissonanti" 4. Ovvero, la responsabilità è indissolubilmente intrecciata alle categorie dell'insicurezza e dell'incertezza e, dunque, al disagio (o, come suggerisce sempre Bauman, ai "tormenti") della scelta. Del resto, è solo attraverso la lotta contro la nozione di «unicità» che nasce l'individuo e il soggetto morale, ossia colui che si assume la responsabilità della propria responsabilità 5, e costruisce autonomamente il senso della propria esperienza e della propria identità.
Va da sé: nello scenario di anomia, frammentazione, incertezza, differenziazione della post-modernità, l'esercizio della responsabilità perimetra una dimensione dell'agire molto difficile da gestire: vuoi perché può esporre costantemente al rischio di errori e di valutazioni sbagliate; vuoi perché può intrappolare nella miriade dei "possibili" rinvenibili nella quotidianità; vuoi perché può orientare verso espressioni di "responsabilità disimpegnata" che fanno abbandonare obiettivi e lealtà senza rimpianti, cogliendo le opportunità del momento. Tuttavia, è proprio questa cornice fragile e polifonica (in cui c'è sempre meno spazio per deleghe morali ad agenzie sovra-individuali), timbrata dalla volubilità dei principi regolativi che può ridare visibilità al piano della responsabilità morale, ossia a quel tipo di mondo sociale che poggia sull'impegno etico dei suoi membri 6 piuttosto che su un sistema di regole vincolanti che pretendono di garantire universalmente la spiegazione e la valutazione delle scelte; che educa alla consapevolezza della parzialità del proprio punto di vista; che riconosce l'autonomia individuale come non disgiungibile dall'interdipendenza con gli altri.
Dunque: è proprio la responsabilità di scelte sempre precarie e mai definitive che può produrre - in questo nostro tempo turbolento - uno "stare insieme" legato dal tessuto di responsabilità, mutue, "laterali", oneste, fondate su un dialogo che non miri all'unanimità, ma alla comprensione reciproca; non alla tolleranza ma alla solidarietà; non all'identità ma ai reciproci vantaggi della differenza. Insomma, alla costruzione di "quella cosa fatta di stracci e toppe chiamata civiltà" (come diceva Lowie) e che comprende una buona dose di dissonanze, confusioni, contrasti, sono chiamati tutti, vuoi per intervenire in quel grande discorso che l'umanità continua a fare con se stessa e su se stessa, vuoi per sperimentare collaborativamente ciò che gli uomini possono ancora essere o divenire. Naturalmente si può ritenere che questa proposta rinvia da una visione utopica della società. Può darsi: ma la vita senza utopia è come una nave senza bussola e senza sestante.
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Le rassicuranti regole dei Capitoli Municipali di Villamagna disponevano, invece, senza ricorrere al soccorso dell'utopia, di bussole e di sestanti. In quelle "carte dell'ordine", attraversate dalla categoria della certezza, i punti di vista erano totalizzanti, i repertori comportamentali solidamente fissati, senza dubbi le risposte alla violazione. Ma l'immagine che rinviano è quella di azioni difensive e di false vittorie dell'ordine sulla turbolenza, e di appartenenze fittizie ad una civitas in cui probabilmente non ci si riconosceva. Appare una comunità illusoria, perciò, quella che questi Capitoli rinviano: un ambiente in cui, verosimilmente, si abitava ma in cui non "si viveva"; una compagine sociale ed ambientale che non si esitava a maltrattare; un luogo frastagliato in cui era più facile imbattersi in cifre di scompenso e di estraneità che di familiarità e di protezione; uno spazio in cui "lo stare insieme" aveva bisogno di appoggiarsi ad un impianto normativo e vincolante, rigido come una strada ferrata.
Indice
Presentazione, Paolo Rosario Nicolò, Sindaco di Villamagna
Prefazione, Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto
INTRODUZIONE, Raffaele Colapietra
VILLA MAINA OR VILLAMAGNA, Antonio Ludovico Antinori
VILLAMAGNA - VILLAMAINA, Lorenzo Giustiniani
IL PAESAGGIO E LE COLTURE AGRARIE A VILLAMAGNA NEL '500, Aurelio Manzi
BREVI CENNI IN ORDINE AI TIPI MONETALI CITATI NEI CAPITOLI MUNICIPALI DI VILLAMAGNA, Carlo Torlontano
LE "CARTE DELL'ORDINE" NELLA POST-MODERNITÀ, Eide Spedicato Iengo
Villamayna
Copia delli Capitoli Municipali dell'Università di detta Terra, Conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli
Capitoli, et Statuti dell'Università, et huomini della Terra di Villamagna
De guardare le feste di Pasqua
De guardare le feste di Sante Marie
Delle Domeniche, et altre feste mobili
De chi tenesse à canto l'Acquari
De chi tenesse l'attenimenti all'Inforzi
Delli fossi della Terra
De chi sagliesse per mura, overo uscisse, ò intrasse sopra la porta
Delle Torri che stanno intorno all'Inforzi della Terra
Da non impedire lo varvacane
Di non fare zuzura in detta Terra
Di mondare per la Piazza
Della Cisterna del Comune
De chi facesse zuzura alla Cisterna
Del Tetto et Trasanna de Santi
De chi facesse zuzzura alla loggia
Di chi facesse tumulto in Piazza,
overo in altro loco di detta Terra di Villamagna
Delli animali grossi
Delli animali grossi, che passassero per le possessioni altrui
Delli animali grossi, che facessero danno in grano seminato
Delli animali grossi, che facessero danno in
le vigne delli huomini di Villamagna
Delli animali grossi, che facessero danno in le legumi
Delli animali grossi, che facessero danno in hortora de meloni
Delli animali grossi, che facessero danno in hortora,
in grano, overo orzo metuto
Di chi facesse danno con animali grossi in
gerva sementata overo amagnonata
De chi dicesse ingiuria ad altri
Delli porci che facessero danno in Vigna
Delli porci, che facessero danno in grano, overo legumi overo hortara
Delli porci che facessero danno in l'oliva
Delli porci, et altre massarie
Delli porci che facessero danno alla ghianda
Delli porci che facessero danno alli grati delle ficora
Delli porci che guastassero le sorgenze
Delli porci che pascessero per l'Are
Delli porci che gissero per la Terra
De chi tiene à canto alle surgenze
Di chi havesse fosse di grano
Delle capre e pecore, che facessero danno alle vigne
Delle capre, pecora che facessero danno in la oliva ò ghiande
Delle capre, pecora che facessero danno in restretto hortera
Delle capre, pecora che facessero danno in grano
Delle capre, pecore che rodessero l'arbori
Di chi facesse masserie di capre
De chi havesse massaria di pecore
De chi havesse capre, et pecore in Villa
De chi togliesse grano metuto, overo cogliesse legumi
Dell'huomini, che facessero danno manualmente
De chi cogliesse cirescia
Di chi facesse danno à ficora, et altri frutti, cioé pera, mela, noci, persiche
Di chi cogliesse meloni
Di chi cogliesse foglia piantate
Di chi cogliesse agli, cepolle, porri
Di chi coglisse oliva in quella d'altri
Di chi ricogliesse ghianda in quello d'altri
Di chi facesse danno extra dominio
Di chi tagliasse cerque, overo sterpi
De chi tagliasse olive, overo altro arboro fruttifero
De chi tagliasse arbori non fruttiferi
Di chi guastasse Pagliara, overo capanne
De chi cavasse piante de mori, ficora, cirescia, facesse maglioli
Di chi mozzasse Salci in quello d'altri
De chi togliesse legna fatta
De chi cogliesse fronde de mori
De chi facesse herba di canne
Di chi facesse herba in le vigne
Di chi togliesse oliva, ghianda recolta
Delli furati
Di chi facesse stutitia dentro la Terra
De chi gettasse mondezza, à cestino fuora dalla Terra
Di chi facesse stutia alli fonti
De chi tagliasse in le Pagliara
De chi togliesse lino carputo, overo curato in lo spanetore
De chi rompesse lino
De chi mettesse fuoco
De chi guastasse api
De chi cacciasse termini
Delli Trappetari che le feste macinassero
Delli Trappetari
Delli Trappetari
Delli Trappetari delli Trappeti
Delle fornare
Delle fornare
Delle fornare
Delle fornare
Delli Tavernari
Delli Tavernari
Di chi facesse Taverna dentro la Terra
Delli Tavernari
De chi arrecasse Pescie, overo carne à vendere in Villamagna
De chi comprasse robba in coptimo in Villamagna
De chi cacciasse oglio, grano da Villamagna
De chi arrecasse à vendere pescie
De chi stasse à canto alle vie reali, overo vicinale
De chi pigliasse pieme
Delli figli famiglias
De chi accusasse altrui non ligitimamente
Di quelli che volessero stornare l'accusa
De chi promettesse aiutare alcuno à giornata
Di chi stasse à Padrone in Villamagna
De chi ricogliesse fanti
De chi aiutasse altrui
Delli Molinari
Delli Molinari
Delli Molinari
Delli Molinari
Delli Molinari
Delli Molinari
Delli Molinari
Delli Molinari
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Buccieri
Delli Stimatori
Delli Rationali
Delli Rationali
De mitigare la pene della potestà dello Camerlengo di tutti li presenti capitoli
Dello Balivo della Terra di Villamagna
Dello Balivo
Dello Spedaliero di Villamagna
Delli Procuratori dell'Ecclesia
Dello Sindico, che si farà in Villamagna
Del Sindico
Del Sindico
Del Sindico
Delli Cedulari
De chi mettesse lo Civile in criminale
De chi ingiuriasse l'officiali
Dello Camerlengo
Dello Camerlengo, che debbia fare giustitia
Dello Camerlengo
Dello Camerlengo, che debbia fare il Parlamento
Delli quelli che volessero parlare in Parlamento
De chi facesse tumulto in Parlamento
Che lo Camerlengo possa eligere
Dello Camerlengo, come deve fare li pegni delli debiti
Dello come debbia far li pegni de danni dati
Dello Camerlengo come deve fare l'essecutione delli disobedienti
Che lo Camerlengo debbia dare lo piazzaro
Dello Camerlengo che debbia regere Corte
Delli Iudici dello Civile
Delli Iudici, come si devono pagare
Delli Mastrodatti come si deve pagare
Della Contumacia de debitori
Di quelli che fussero citati in Corte
De quelli che fussero contumaci
Delle prime accuse civili
De quelli che appellassero
Delli Coniunti, che litigassero in Corte
Delle possessioni, et altre cose del Reverendissimo Monsignore
Delli presenti Capitoli di Villamagna 1
Capitoli fatti et ordinati per la Università et huomini di Villamagna de volontà e consenso del Reverendissimo Monsignor Johan Pietro Carrafa episcupo et conte teatino.
Da chi Biastemasse overo sospettasse il Nome di Dio
Da chi biastemassero overo sospettassero lapostoli overo altri santi
Da chi giocasse a Zaro
De guardare le feste de Pascha
De guardare le feste delle sante Marie
De chi tenesse canto l'Acquare
De chi tenesse l'attenimenti dill'Inforzi
Dilli fossi dilla terra
Chi salesse per le mura ò vero uscisse ò vero intrasse sopra la porta
Dille turre che stanno in torno all'Inforzi dilla terra
De non impedire lo Varnacano
Di non fare zuzura in detta terra
Dell'andare per la piazza
Dilla cisterna
Di chi facesse zizura alla cisterna
Dillo tetto et trasanda di santi
Di chi facesse zuzura alla loggia
A chi facesse tumulto in piazza ò vero
in altro loco di detta terra di Villamagna
Delli animali grossi
Delli animali grossi, che passaranno per le possessione altruj
Dilli animali grossi che facessero danno in grano seminato
Delli animali grossi che facessero danno
nilli vignali dell'homini di Villamagna
Delli animali grossi che facessero danni allo legume
Delli animali grossi che facessero allortora de meluni
Delli animali grossi che facessero
danno nelli grani, overo orzo amiatto
De chi facesse danno con animali grossi
si gerbbe seminate, overo amignonata
De chi dicesse in Giuria ad altri
Delli porci che facessero danno in Villamagna
Delli porci che facessero danno in grano overo legume overo ortora
Delli porci che facessero danno alle olive
Dilli porci di altre massarie
Dilli porci che facissero danno alli Vigne
Delli porci che facessero danno alli grati dille fiche
Dilli porci che guastassero le surgenze
Delli porci che pasciessero per l'Are
Dilli porci che yessero per la terra
De chi tiene a canto le surgenze
De chi havesse fosse di grano
Dille capre et pecore che facessero danno alle Vigne
Dille capre pecore che facessero danno nelle olive et ghianne
Delle capre pecore che facessero danno nille ristretto et ortora
Dille Capre et Pecore che facessero danno in grano
Dille Capre Pecore che radessero Arbore
Da chi facesse Masserie di Capre
Da chi havesse masserie di pecore
Da chi havesse Capre et Porci in Villamagna
Di chi togliesse grano metuto et cugliesse legume
Dill'hominj che facessero danno manualmente
Di chi cogliesse cerasa
Di chi facesse danno a ficora et altrj frutti cioé pera mila noci persiche
Di chi cogliesse milonj
Di chi cogliesse foglia piantata
Di chi cogliesse agli e cipolle e porri
LO STATUTO COMUNALE DI VILLAMAGNA DEL 2007, di Osvaldo Trullo
COMUNE DI VILLAMAGNA, Provincia di Chieti, STATUTO COMUNALE
Prezzo attuale: € 25.00
Dimensions: 17 cm × 24 cm