€ 25.00



 

 

La bella ricerca etnografica o demologica di Annunziata Taraschi offre, fin dal suo titolo, due particolari motivi di interesse: il primo è rappresentato dall'importanza e dalla persistente vitalità, in molte aree d'Italia (e non solo), del culto di Sant'Antonio Abate, il quale ha alle spalle una lunga vicenda che l'autrice ha opportunamente voluto ricordare e ripercorrere nelle sue linee essenziali (cap. II). Il secondo motivo è nell'area stessa in cui è stata svolta l'indagine sul campo: la valle Siciliana o del Mavone, in provincia di Teramo, una delle più particolari dell'Abruzzo e del Centro-Sud non solo dal punto di vista geografico ed ambientale, ma anche da quello etnolinguistico e storico; si tratta infatti di un territorio pedemontano, alle pendici del Gran Sasso e del Monte Camicia, rimasto, fino a tempi molto recenti, appartato rispetto alle principali direttrici di traffico, nonché in una posizione di confine (nei pressi della frontiera settentrionale del Regno di Napoli), distante da grandi aree urbane; al suo interno, dunque, si sono stratificate forme di cultura popolare che conservano aspetti altrove alterati o scomparsi, e, nel contempo, mostrano a volte sviluppi tipicamente locali. Gli uni e gli altri sono oggi da rintracciare, analizzare e archiviare con una certa urgenza (anche nella prospettiva di un confronto a più ampio raggio con altre zone d'Italia e d'Europa), obiettivi che il presente volume - possiamo dirlo subito - riesce a soddisfare pienamente.
Ma, al di là di questi due elementi, non si può non constatare la sicura padronanza, da parte dell'autrice, del metodo storico-antropologico, e in particolare la sua capacità di gestirne i due aspetti principali, lo spoglio (cioè la ricerca di dati d'archivio e di documenti in varia misura già editi o disponibili in biblioteche, musei, chiese ecc.) e il rilevamento (l'indagine sul campo vera e propria, finalizzata all'osservazione dei fatti e alla raccolta di nuovi dati, finora sconosciuti, dalla viva voce delle persone del luogo), assicurando così una fitta serie non solo di riferimenti bibliografici - la bibliografia finale, anzi, è particolarmente ricca e interessante -, ma di citazioni e richiami interni al testo stesso e basati sull'uso intelligente delle diverse fonti (orali, scritte, iconografiche). Inoltre, anche solo uno sguardo all'indice ci mostra come nessun aspetto del culto di Sant'Antonio sia stato trascurato: dalla sua evoluzione nel tempo - che giunge alla parziale confusione del Santo egiziano con l'omonimo Santo portoghese, Sant'Antonio di Padova (il cui nome però è ancora, in alcuni casi, distinto sul piano fonetico: Andònjә del secondo vs. Anduònә del primo, come accade anche a Napoli) -, alle rappresentazioni storico-artistiche ed alle testimonianze iconografiche, fino alla preparazione di cibi rituali come i cillittә ‘ dolcetti a forma di uccello' (cap. II); dal rapporto fra il Santo e il fuoco, da cui deriva la sua fama di taumaturgo - e che si manifesta nei falò ancor oggi allestiti, in varie forme e dimensioni, nei paesi dell'area e in numerose altre zone - (cap. III), a quello fra lo stesso Santo e gli animali domestici, di cui oggi è il riconosciuto protettore (cap. IV); dalle forme di questua in suo onore (cap. V) ai documenti di tradizione orale personalmente raccolti e trascritti dalla studiosa, come canti devozionali e "buffoneschi", formule e filastrocche, detti e proverbi, etnotesti con relativa traduzione (cap. VI e anche in diversi altri punti del volume).
Il risultato è un libro denso, ricco, ben strutturato - che consente, ad esempio, di cogliere tutta la fitta trama di rapporti che l'Abruzzo, relativamente al culto di Sant'Antonio, intrattiene con altre regioni dell'Europa e del Mediterraneo, antico e moderno -, ma, al tempo stesso, di piacevole lettura. Se da un lato, grazie ad un'oculata successione e scansione degli argomenti trattati, non si perde mai il filo del discorso, e si adotta un registro adeguato ai compiti che un volume di questo genere deve svolgere, dall'altro non ci si compiace di tecnicismi terminologici, che spesso hanno come unica conseguenza quella di rendere il testo meno chiaro e comprensibile (soprattutto, come si suol dire, ai "non addetti ai lavori"). 
L'apparato illustrativo fotografico, lungi dal costituire un puro e semplice abbellimento, rappresenta anch'esso una parte essenziale della documentazione etnografica raccolta, con la quale si viene come inseriti nell'atmosfera della festa e dell'inchiesta stessa, dando inoltre la possibilità di osservare da vicino fasi importanti dei vari riti, gesti ed atteggiamenti dei devoti e dei paesani, e anche di capire meglio chi sono le persone intervistate, ovviamente più volte citate e ricordate nel testo, o i loro parenti e familiari.
Infine, la trascrizione dei documenti orali: essa, bisogna pur dirlo, è il vero punto debole di non poche ricerche demo-antropologiche, il cui rigore viene a volte diminuito proprio dalla disattenzione nei confronti del modo di esprimersi dei testimoni, e, conseguentemente, dalla scarsa importanza attribuita a una grafia precisa, fedele (cioè scevra da italianismi diversi da quelli effettivamente raccolti) e, al tempo stesso, facilmente leggibile. L'autrice è riuscita a superare anche questa difficoltà, ponendosi lo spinoso problema della trascrizione del dialetto e risolvendolo grazie all'adozione di un sistema basato sul normale alfabeto italiano, e arricchito di nuovi segni solo quando ciò sia strettamente necessario per rendere i suoni tipici della zona e invece assenti dalla lingua comune (ad esempio la vocale centrale, detta comunemente "e" muta, in parole come assuttә ‘asciutto', lummatә ‘ lombata' ecc., caratteristica della maggior parte delle parlate meridionali, soprattutto in posizione finale).
Dobbiamo dunque essere davvero grati ad Annunziata Taraschi per questa sua fatica, condotta con entusiasmo ed umiltà, passione sincera per la sua terra natale coniugata, come si è visto, ad un notevole rigore scientifico; del resto, chi ha avuto modo di conoscerla sa che tutto ciò fa parte del suo temperamento. Da oggi, grazie a lei, sappiamo qualcosa di più del vasto, straordinario mondo delle tradizioni popolari abruzzesi, un mondo che, malgrado gli sforzi ultracentenari di tanti studiosi (fra i quali ricordiamo almeno Antonio De Nino e Gennaro Finamore, e poi Alfonso M. Di Nola, Emiliano Giancristofaro e Vincenzo Battista, fino a Maria Concetta Nicolai, Valerio Petrarca, Gabriella Marucci, Ernesto Di Renzo, Antonello Ciccozzi), resta ancora, in parte, da esplorare.

 

 

Francesco Avolio
Università degli studi dell'Aquila
 
 

Indice

Prefazione di Francesco Avolio  

Introduzione

 

Capitolo I 

L'area della ricerca: la Valle Siciliana

1.1 La posizione geografica e il comprensorio territoriale  
1.2 L'antica Valle Siciliana: il nome, la storia e le fonti   
1.3 Il quadro demografico ed economico   
1.4 Gli informatori  
1.5 Note alla trascrizione fonetica   

 

CAPITOLO II
Sant'Antonio Abate nell'agiografia e nel culto popolare
2.1 Sant'Antonio Abate nell'agiografia e nel culto popolare  
2.2 Il dualismo e l'ambiguità come caratteri distintivi del Santo taumaturgo  
2.3 Sant'Antonio Abate e i suoi attributi iconografici: esempi di rappresentazione locale  
2.4 La chiesa di Sant'Antonio Abate di Tossicia  

2.5 Confusione popolare fra Sant'Antonio Abate e Sant'Antonio da Padova  
2.6 I cibi rituali: dolci taralli e pani di Sant'Antonio  

 

Capitolo III

Sant'Antonio Abate e il fuoco
3.1 Sant'Antonio Abate e la signoria sul fuoco  
3.1.2 L'herpes zoster o fuoco di Sant'Antonio: la malattia e i rimedi della medicina popolare  
3.2 I falò serali  
3.2.1 Il falò di Tossicia nel ricordo degli anziani: elementi di conservazione e di trasformazione del rito  
3.2.2 Nell'azioni dell'uomo, l'eco di antichi miti   
3.2.3 Il falò di Castelli e il protettorato sui ceramisti  

 

Capitolo IV
Sant'Antonio Abate e gli animali domestici
4.1 Sant'Antonio Abate e il protettorato sugli animali domestici  
4.1.2 Il maiale nella cultura contadina della Valle Siciliana  
4.2 Cerimoniali legati agli animali domestici  

 

Capitolo V
La questua in onore di Sant'Antonio Abate nei paesi della Valle Siciliana
5.1 La questua  
5.2 le fasi principali della questua  
5.2.1 Il momento iniziale dell'attività di questua e l'identificazione di Sant'Antonio Abate col gruppo di questuanti  
5.2.2. Il secondo momento della questua: offerte alimentari in cambio della visita augurale  
5.2.3. Il momento finale: il significato del dono e la benedizione del Santo  
5.2.4. Le questue di Castel Castagna e Fano Adriano e la sacra rappresentazione di Colledoro   
5.2.5. L'attività di questua e le giovani generazioni  
5.2.6 Il confronto fra i dati ottenuti e il ricordo degli anziani   

 

Capitolo VI
La tradizione orale
6.1 I canti di questua  
6.1.1 I canti ‘buffoneschi'  
6.1.2 Lu Sand'Anduonio (1908)  
6.1.3 I canti ecclesiastici  
6.1.4 I canti satirici  
6.1.5 Strofe varie e indipendenti  
6.1.6 Li ‘urazziùne  
6.2 Proverbi e modi di dire  
6.3 Racconti tramandati oralmente  
6.4 Miracoli  

 

Bibliografia  

 

Prezzo attuale: € 25.00
Dimensions: 17 cm × 24 cm